… sottotitolo: Ci hanno preso in giro per una estate intera!
Scopriamo qualcosa di più sugli impianti di conglomerati bituminosi, del tipo di quello che ci siamo ritrovati dietro casa.
Molto utile, a questo scopo, è uno studio dell’ “Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro” intitolato “IMPIANTI DI PRODUZIONE DEI CONGLOMERATI BITUMINOSI – valutazione e contenimento dei rischi lavorativi” (anno 2004, in formato PDF oppure HTML), che evidenzia alcuni dei fattori di rischio a cui sono soggetti i lavoratori della categoria.
In particolare, nella premessa, viene evidenziata, come pericolo ed elemento ad alta criticità, “[...] la presenza di una pluralità di fattori di rischio: esposizione ad agenti chimici pericolosi (polveri, vapori) o cancerogeni, a rumore, a vibrazioni [...]” nonchè “[...] l’elevato impatto ambientale che questo comparto ha sul territorio [...]“.
Continuando a leggere lo studio di INAIL citato sopra, si scopre che in relazione alle attività lavorative a cui sono soggetti i lavoratori che si trovano a contatto con tali conglomerati bituminosi nella catena di montaggio dell’Impianto “[...] i pericoli maggiori … sono connessi all’esposizione a vapori generati dal bitume e dagli oli B.T.Z. e diatermici. … Gli estratti di bitume che hanno subito un processo di stripping al vapore, i bitumi raffinati all’aria e le miscele dei due, sono classificati nel gruppo 2B, ossia possibili cancerogeni per l’uomo [...] Il NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health) raccomanda di considerare i fumi di asfalto come potenziali cancerogeni occupazionali. … La cancerogenicità dei bitumi è legata alla presenza nei fumi di idrocarburi policlici aromatici (IPA), alcuni dei quali sono classificati dalla IARC come possibili cancerogeni per l’uomo, gruppo 2A (benzo[a]antracene, benzo[a]pirene, dibenzo[a,h]antracene) o probabili cancerogeni, gruppo 2B (naftalene, indeno[1,2,3-cd]pirene, benzo[b]fluorantene, benzo[j]fluorantene, benzo[k]fluorantene). [...]“.
Inoltre, se quanto affermato fino a ora non fosse ancora sufficiente a generare “panico” e “terrore” in chi legge, da uno studio (epidemiologico, internazionale, che ha interessato 8 paesi) promosso da IARC, emerge che esiste una correlazione tra le lavorazioni sopra citate e “[...] un eccesso di tumori polmonari [...]“. Si afferma inoltre che “[...] Gli olii combustibili B.T.Z. e gli oli diatermici sono cancerogeni riconosciuti, contrassegnati dalla frase di rischio R 45 (“Può provocare il cancro”); particolare importanza assume l’olio diatermico utilizzato nello scambiatore di calore per mantenere a temperatura il bitume. Gli stessi agenti cancerogeni sopramenzionati si sviluppano anche dai processi di combustione e pirolisi degli oli combustibili e diatermici. A questi si aggiunge l’idrogeno solforato (H2S), irritante, non presente nelle materie prime tal quali, ma generato quale sottoprodotto, e la soda caustica (idrossido di sodio, NaOH), sostanza tossica utilizzata in quantità discrete. [...]“.
E’ vero che questi effetti riguardano i lavoratori, o per meglio dire, principalmente i lavoratori: ma nell’ambiente queste sostante ci vanno a finire comunque e l’ambiente, nel nostro caso, è l’aria che respiriamo quotidianamente! Ed i venti, che trasportano le sostanze ed i fumi, non riconoscono i palazzi, le strade, i quartieri. “Inondano” tutto l’ambiente circostante e, di conseguenza, tutti coloro che ci vivono.
Ed i bruciori di gola, le irritazioni delle prime vie respiratorie … sono il meno che possa capitarci!
Ma perchè quest’Impianto di conglomerati bituminosi, non da sempre ma da alcuni mesi, ci tempesta di questi “sgradevoli” fumi?
>>>> 3.a Puntata, domani il seguito.
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