“Il mistero del fumo irritanti”/Facciamo chiarezza … ma facciamola sul serio!

18 03 2008

“Facciamo chiarezza” è il titolo di un articolo apparso su InformaQuartiere di Febbraio 2008, inserto a cura del Q5 del Comune di Firenze, a firma della d.ssa Paola Landi. E’ questo.

Giusta e doverosa, importante e necessaria. La chiarezza deve essere un obiettivo irrinuniciabile nel rapporto da Istituzioni e Cittadini; in altre parole, trasparenza a 360°. Ma non a senso unico …

Proviamo davvero a fare chiarezza, una volta per tutte. Ripercorriamo le tappe fondamentali di questa assurda vicenda che, loro malgrado, vede protagonisti alcune centinaia di cittadini della zona Peretola-Quaracchi-Brozzi-LePiagge a Firenze. Speriamo, in questo modo, di far luce di alcuni elementi “oscuri” di tutta questa storia e di sfatare alcuni “miti” nati chissà come.

  • Nella primavera del 2007 si inizia a percepire un odore acre, intenso e (quel che più è preoccupante) irritante. La scoperta, fatta poi dagli stessi cittadini, di soffrire tutti assieme di sintomi comuni (tosse, mal di gola, irritamento delle prime vie respiratorie) rende inquiente, ed al tempo stesso preoccupante, questa circostanza.
  • Iniziano le prime telefonate dei cittadini ai Vigili del Fuoco, alla Polizia Municipale, al Q5 del Comune di Firenze, all’Arpat: in estate, su questa scia, anche la stampa cittadina inizia ad occuparsi della vicenda, con alcuni articoli usciti sui quotidiani (leggi qui e qui). E’ da un articolo del quotidiano La Nazione che la vicenda assume il nome de “Il mistero del fumo irritante”.
  • Ma, putroppo, l’estate passa invano e, salvo un incontro promosso da Arpat e Q5 alla vigilia di ferragosto, non succede più niente: anzi, al contrario, succede tutto (come testimoniano i filmati qui riportati) … continua ad accadere di tutto. Le domande (dei cittadini) sono tante, le risposte (delle Istituzioni) sono praticamente assenti: alcuni cittadini cominciano a chiedere lumi sull’operato di una Ditta che produce conglomerati bituminosi e che si trova sulla riva sinistra dell’Arno, a qualche centinaio di metri dalla loro zona. Ma non si smuove niente, nonostante siano passati quasi 6 mesi dalle prime lamentele (6 mesi … non è un errore di battitura. 6 mesi, 180 giorni).
  • Il resto, come ad esempio l’iniziativa congiunta, promossa da Arpat e Q5, per un questionario di rilevazione affidato ai cittadini, è storia di questi giorni …

«Facciamo chiarezza» dicevamo sopra … e facciamola, questa chiarezza. Partiamo da un estratto del verbale di ARPAT, citato in precedenza, e datato 23 ottobre 2007.

“[…] in materia di emissioni in atmosfera l’impianto (ndr, quello della Ditta di conglomerati bituminosi) risulta autorizzato solo in via tacita e la documentazione presentata, ai sensi del DRP 203/88 e successivi, risale al 1994, che peraltro non corrispondente all’attuale configurazione. A questo si aggiunge che, nell’attuale ciclo produttivo è stata accertata la presenza di fonti di emissioni diffuse che alla luce della nuova normativa debbano essere prese in considerazione ai fini del rilascio dell’autorizzazione esplicita. […] Per quanto sopra esposto, si ritiene opportuno che: (a) la ditta venga autorizzata esplicitamente all’emissione in atmosfera e pertanto presenti una adeguata documentazione tecnica ed impiantistica, al fine di definire con chiarezza le caratteristiche dei forni di essiccamento, l’indipendenza delle linee di produzione, il controllo automatico delle linee o linea di produzione della cabina comando, il convogliamento delle emissioni dall’impianto di abbattimento al camino e le caratteristiche dello stesso, il contenimento delle emissioni diffuse mediante pannelli di chiusura (simili a quelli attuati per la vagliatura e miescelazione) o con altri dispositivi, informazioni utili per conoscere le caratteristiche dell’impianto di abbattimento e suo funzionamento in base alla necessità di produzione del conglomerato (attivazione di una linea o due linee e durata del ciclo di produzione); venga chiarito l’inquadramento dell’impianto al fine dell’applicazione degli inquinanti e relativi valori limite, in base alla normativa vigente nazionale e regionale, ed i punti sopra citati relativi al certificato di analisi n. 901/2007. […]”

Chi, dopo aver letto questo di un impianto di produzione di conglomerati bitumonosi che si trova “sull’uscio” di casa propria, non si sentirebbe fortemente preoccupato per la propria salute e, soprattutto, per quella dei propri figli?? Se fosse tutto uno scherzo, si potrebbe dire che è di cattivo gusto. Ma, putroppo, non è così.

I cittadini della zona, indipendentemente dagli odori che possono percepire, sono adesso MOLTO preoccupati di quello che ARPAT ha scritto e che, nel Comunicato Stampa del 04 marzo 2008 sembra voler ritrattare o minimizzare. Anche solo basandosi sull’estratto di tale verbale riportato sopra, desta inquietudine apprendere che la documentazione presentata ai fini dell’autorizzazione alle emissioni risalte a 14 anni fa, al 1994. E’ preoccupante sapere che “… è stata accertata la presenza di fonti di emissioni diffuse che alla luce della nuova normativa debbano essere prese in considerazione ai fini del rilascio dell’autorizzazione esplicita …”; e, sicuramente, non lascia sereni sapere che le analisi effettuate in proprio dalla Ditta non danno certezza in relazione “all’inquadramento dell’impianto al fine dell’applicazione degli inquinanti e relativi valori limite, in base alla normativa vigente nazionale e regionale …”.

I cittadini chiedono chiarezza. «Facciamo chiarezza» potrebbe essere, sul serio, il loro nuovo motto. Ma quest’impianto è pericoloso per la salute delle persone? Oppure i cittadini devono fare i conti solo con uno sgradevole, ma innocuo, cattivo odore (come, negli anni, è accaduto per la ex Azienda c.d. “delle ossa”, che oggi ricicla oli usati)? La prospettiva, nei 2 casi, cambia … e di molto!

La risposta di ARPAT e Q5, al momento, è stata la predisposizione di un questionario la cui compilazione è demandata ai singoli cittadini. Un questionario che il Comunicato Stampa di ARPAT, già più volte citato in precedenza, definisce ” … una modalità di ‘indagine socio-ambientale’ già sperimentata con successo anche nella nostra Provincia. Si tratta di uno dei sistemi, attuato positivamente in più parti del mondo, per valutare la gravità del fastidio ed anche avere una conferma il più obiettiva possibile delle lamentele dei cittadini …”.

Piena collaborazione
, ci mancherebbe altro, è anche un dovere civico: detto e fatto (è di questi giorni la consegna al Q5 delle schede compilate relative al mese scorso). I cittadini si chiedono però quale valenza può avere un questionario di auto-rilevazione senza un serio e rigoroso campionamento dei “rilevatori”, cioè di coloro che devono valutare il fenomeno?? Il “reperimento” dei valutatori, sia per quanto riguarda il numero che la tipologia, è stato lasciato alla buona volontà delle persone intervenute ad un incontro, tenutosi il 30 gennaio 2008 presso il Q5. La percezione del fenomeno è diversa tra una casalinga che, tendenzialmente, vive quotidianamente nella zona, ed un pendolare che esce la mattina alle 7 e vi rientra 12 ore dopo. Poco oggettivizzabili appaiono poi anche “i voti” da dare agli odori: 1, 2, 3 (basso, medio, alto). Quando è 1 e quando è 3? Oppure quando è 2 invece di 3? Mah … Ed il questionario, che doveva durare 1 mese (11 febbraio 2008 – 12 marzo 2008) è stato prorogato per un altro mese ancora. Servirà a qualcosa?

Ma non sarebbe stato più semplice installare nella zona, una o più centraline per la rilevazione dell’aria?? Quelli si che sarebbero stati dati attendibili, oggettivi e significativi! In fondo, con il traffico, non funziona così? L’abbiamo chiesto a gran voce, ma la risposta (in questo caso) di ARPAT e Q5 è stata: questionario. E questionario è stato … Non ci pare, sinceramente, difficile da attuare, quanto appena detto. Eppure nessuno lo prende in considerazione e si continua a non volerlo considerare. Al punto che la d.ssa Paola Landi, Q5, nell’articolo apparso su InformaQuartiere, a cura dello stesso Q5, afferma che “… non è ancora chiaro a cosa o a chi attribuire il fenomeno degli odori molesti …”. E qui si gira intorno ad un altro equivoco che, una volta per tutte va chiarito. Gli odori, per quando sgradevoli, sono e rimangono odori; anche ARPAT, sempre nel Comunicato Stampa del 04 marzo 2008, precisa che “… La normativa nazionale (DM 152/06 e DPR 203/88) non ha mai considerato i limiti delle emissioni in termini olfattivi …”. Ma il problema, come detto prima, è capire se gli odori possono solo distrubare “il quieto vivere dei cittadini nella loro quotidianeità” oppure sono dannosi per la loro salute. Nell’uno o nell’altro caso le conseguenze sono diverse, c’è un abisso tra le due ipotesi.

Ed i cittadini vogliono risposte, voglio sapere se stanno rischiando qualcosa in termini di salute oppure no, vogliono risposte certe ed attendibili. Ma è poi tanto difficile da capire?

Abbiamo fatto sufficiente chiarezza? Non vogliamo assistere a ripalli di responsabilità, ad un “teatrino” molto poco divertente, dove la Provincia (leggi la risposta all’interrogazione avanzata dai Consiglieri provinciali di Sinistra Arcobaleno) chiama in causa il Comune in quanto, tramite il Sindaco, massima “autorità sanitaria” del territorio, ed il Comune (leggi l’intervista apparsa il giorno 01 marzo 2008 su L’Unità, Cronaca di Firenze, dell’Assessore all’Ambiente) rimanda “la palla” alla Provincia che invece è la titolare della autorizzazioni concesse.

Vogliamo risposte certe … adesso, visto che è passato un anno da quando la vicenda è iniziata, le pretendiamo. Sono un nostro diritto: ci sforziamo di essere cittadini modello, paghiamo le tasse ed, ovviamente, vogliamo risposte dai nostri “dipendenti” (per usare un termine molto in voga, ultimamente).

Siamo qua, disposti e disponibili, a dialogare e, nel caso, a dare ampia pubblicità e visibilità alle rispose che riceveremo.

O che, meglio, ci auguriamo, e speriamo, di ricevere …

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2 responses

20 03 2008
leandro baroncelli

Io abito in v. baracca ed il fumo spesso si sente davvero, soprattutto verso le 19, quando è già buio ( quale ora migliore per nascondere il fumo!) .
Ho scritto anche all’Arpat ma non ho avuto nessuna risposta.
Qualunque sia la causa del fumo il comune ha l’OBBLIGO di intervenire e impedire le emissioni . Ci sono tonnnellate di leggi sull’argomento ma a quanto pare a lor signori sta più a cuore imbellettare il centro storico e far cavalcare i vigili alle cascine piuttosto che intervenire con provvedimenti SEVERI a favore di una periferia sempre meno considerata.

30 03 2009
“Il mistero del fumo irritante”: la Procura apre un fascicolo « Condominio di via del Pesciolino

[…] “Il mistero del fumo irritante”: la Procura apre un fascicolo 30 03 2009 Sono passati 18 mesi, esattamente 535 giorni, dal quel 12 ottobre 2007 quando, per il tramite della locale Stazione dei Carabinieri di Peretola, 173 cittadini presentarono un esposto alla Procura della Repubblica di Firenze. Il testo dell’esposto è questo, lo si può leggere qui (in formato PDF). Su questo Blog, dell’esposto, se n’è parlato tante e tante volte (ad esempio, qui) cercando di evidenziare le ragioni, o presunte tali, che i cittadini portavano all’attenzione dell’Amministazione cittadina prima e della Procura dopo (leggi, ad esempio, qui). […]

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