Accertamento Esecutivo: al via dal 1° ottobre

14 10 2011

Dal 1° ottobre via libera all’accertamento esecutivo. L’art. 29 del D.L. n. 78/2010, convertito con legge 30 luglio 2010, n. 122, ha introdotto una nuova procedura di riscossione dei tributi, che prescinde dal ruolo e dalla cartella esattoriale. Riguarda gli avvisi emessi dal 1° ottobre 2011 per la rettifica di una dichiarazione infedele, o per l’accertamento d’ufficio di una dichiarazione omessa, per periodi d’imposta in corso alla data 31/12/2007 e successivi. Quindi riguardano tutte le imposte che scaturisco da:

  • Unico: per le persone fisiche, per le società di persone o di capitali, per gli enti non commerciali e per il consolidato nazionale e mondiale;
  • modello 730;
  • le dichiarazioni del sostituto d’imposta, nella forma semplificata o ordinaria;
  • dichiarazioni separate IVA ed IRAP.

Per gli avvisi di irregolarità, le somme richieste continueranno essere iscritte a ruolo, e quindi divenire esigibili solo dopo la notifica della cartella esattoriale.

Trascorsi 60 giorni, la notifica dell’atto, che deve contenere l’intimazione ad adempiere, diventa esecutivo. Il contribuente deve pagare le somme dovute entro il termine per presentare ricorso. In caso contrario, l’atto di accertamento deve avvertire che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione delle somme passa all’agente della riscossione anche ai fini dell’esecuzione forzata. L’agente della riscossione non potrà procedere all’esecuzione forzata prima di 6 mesi e dovrà inviare un altro avviso ad adempiere entro 5 giorni. Quindi, facendo un rapido calcolo, nel caso in cui il contribuente non impugni l’atto dinanzi alla competente Commissione tributaria provinciale, i tempi della riscossione potrebbero in ogni caso slittare di ben 275 giorni.

Tuttavia, ove si ravvisi un fondato pericolo per la riscossione, l’Ufficio potrà effettuare l’iscrizione a ruolo straordinaria, che prevede:

  • la richiesta dell’intera somma pretesa, comprensiva di sanzioni ed interessi, anche se è ancora in corso o pendente il procedimento.

Inoltre, viene fatta salva la possibilità dell’ente creditore di richiedere ed ottenere l’adozione, da parte del giudice, di misure atte a tutelare i suoi interessi.
Tra queste, tanto per citarne alcune:

  • iscrizione di ipoteche;
  • sequestri conservativi;
  • fermi amministrativi o di veicoli e di somme di denaro.

[Riccardo Geppetti, Tributarista]

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