Rumori in condominio e disturbo della quiete pubblica: facciamo chiarezza …

15 02 2016

Chi, abitando in un condominio, non si è mai lamentato dei rumori del vicino?

Un cane che abbaia, i bambini che urlano, una coppia troppo “focosa” (sesso rumoroso), le cene che si protraggono fino a tarda notte … Esperienze purtroppo comuni.

Cosa si può fare (DI PRATICO) quando i rumori provocati un condòmino disturbano la quiete degli altri? Ne avevamo già parlato in questo post; le indicazioni, in via generale, restano valide.

Clicca qui per leggere il post Cosa fare quando i rumori provocati da alcuni condòmini disturbano la quiete degli altri?

E’ comunque sempre possibile un’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative.

Perché possa anche invocarsi il reato di disturbo alla quiete pubblica (Art. 659 c .p. “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”) non è sufficiente il superamento della soglia della tollerabilità, ma è necessario che il frastuono si propaghi in modo tale da disturbare una più persone e non un singolo condomino.

Questo è quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n.49983/15; depositata il 18 dicembre 2015). Ad esempio, se il rumore disturba esclusivamente il vicino, perché percepibile solo da lui, allora non c’è alcun reato. Viceversa, se il rumore si propaga anche agli altri appartamenti confinanti, sino a raggiungere un gruppo indeterminato di persone, allora si può sporgere querela.

Per far scattare il reato non è necessario che a lamentarsi siano tutte le persone molestate – presentando la querela o una “raccolta firme” – ma ben potrebbe essere che a sporgere la denuncia sia una sola: quel che conta, infatti, è la potenzialità del rumore a disturbare una pluralità indeterminata di soggetti. Secondo la Cassazione il reato in questione non si configura se il disturbo del riposo o delle occupazioni si riversa soltanto su una persona, a nulla rilevando l’elevata frequenza e/o l’intollerabilità dei rumori o degli schiamazzi prodotti. Il soggetto passivo del reato in esame deve necessariamente essere individuato in una pluralità di soggetti. Né potrebbe essere altrimenti atteso che il bene giuridico protetto dalla norma è la quiete pubblica e non la tranquillità di un singolo soggetto.

Un esempio. Il caso in esame, oggetto della sentenza della Cassazione , si presta ad una valutazione esemplificativa. Si pensi all’ipotesi di un condòmino particolarmente maleducato che, con continui schiamazzi ed altri rumori (sbattendo sedie, trascinando mobili, battendo tappeti sulla ringhiera dei balconi, ecc.), disturbi il riposo e le occupazioni delle persone. Ebbene, anche qualora tale circostanza dovesse risultare vera, se dovesse emergere, nel corso del processo, che il disturbo del riposo è stato unidirezionale, nel senso che a doverlo subire è stato solo il vicino del piano di sotto o anche, insieme a questi, altri proprietari confinanti con l’appartamento del condomino in questione (quello del piano di sopra, i dirimpettai, ecc.) non si avrebbe alcun reato. Se, invece, il rumore viene percepito anche per la strada e negli appartamenti dei palazzi limitrofi (si pensi a uno stereo particolarmente alto, al rumore degli amplificatori di una band che suona in un garage), allora il reato è conclamato.

Chi querela non deve temere, in linea di massima, una controquerela per calunnia se non ha la certezza dell’estensione dei rumori: infatti, solo la consapevolezza di incolpare qualcuno di un fatto non vero è fonte di autonoma responsabilità penale.

[Fonte: LaLeggePerTutti.it]





Al via il restiling delle piste ciclabili nel quartiere 5 (Firenze)

4 02 2016

empoli_pista_ciclabile4Buone notizie per tutti i ciclisti. L’amministazione Comunale darà il via, a partire dal prossimo mese di aprile 2016, ai cantieri per la riqualificazione di alcuni percorsi ciclabili (già esistenti) anche nel quartiere 5, in particolare i tratti di via dei Vespucci e viale Guidoni-via Maddalena. (questo il Comunicato stampa del Comune di Firenze, clicca qui per visualizzarlo).

Più nel dettaglio, l’intervento relativo a via dei Vespucci riguarda il percorso promiscuo pedonale e ciclabile nel tratto compreso tra via Baracca e via San Biagio a Petriolo. Il progetto prevede la sistemazione della pavimentazione (con trattamento di depolverizzazione superficiale) e la risoluzione dei problemi di raccolta delle acque e affioramento delle radici.

Per quanto riguarda l’intervento in viale Guidoni-via Maddalena è presta la collocazione di asfalto colorato rosso, con un allargamento del marciapiede all’angolo tra via Maddalena e viale Guidoni, per realizzare il tratto di percorso mancante. Inoltre verrà collegata la pista di viale Guidoni con il percorso pedonale e ciclabile di via Forlanini procedendo all’asfaltatura con bitume rosso nei tratti mancanti.

La prossima estate, quindi, tutti in bicicletta … 😉

P.S. Per chi fosse interessato, ecco l’elenco delle piste ciclabili nella nostra città di Firenze (clicca qui per visualizzarlo)

 





Via Pistoiese, come cambia (cambierà) la viabilità – Delibera ed elaborati tecnici

25 01 2016

La Giunta del Comune di Firenze, nell’ambito del Progetto David per la sicurezza stradale, il 31 dicembre 2015 (delibera 2015/G/00564, proposta 2015/00740), ha approvato una serie di interventi di razionalizzazione e fluidificazione del traffico urbano con particolare riguardo a via Pistoiese. Ne avevamo già dato notizia, sul Blog, in quest’articolo (clicca qui per visualizzarlo).

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Sul sito del Comune di Firenze è adesso disponibile tutta la documentazione, inclusi gli elaborati tecnici, liberamente consultabile:

Come indicato in delibera, il costo totale degli interventi relativi alla modifica della viabilità ammonta a 1.083.068,84€. L’effettiva realizzazione dovrebbe avvenire in 32 settimane (equivalenti ad 8 mesi) dall’inizio lavori, data al momento non conosciuta.

Qui sotto alcune immagini dei principali incroci di via Pistoiese oggetto delle modifiche alla viabilità, così come appaiono – a lavori ultimati – negli elaborati allegati alla delibera sopra richiamata.

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Whatsapp, le “sentinelle” di via del Pesciolino a Firenze

6 03 2015

Un’iniziativa che vorremmo portare all’attenzione di tutti riguarda un nuovo modo di comunicare tra di noi per problematiche/suggerimenti sia relativi alla zona in cui viviamo sia di natura più semplicemente
condominiale: attraverso WhatsApp. Ormai tutti, o quasi, conoscono ed usano l’App per i messaggi istantanei che è diventata compagna inseparabile di ogni smartphone; di solito almeno un componente
della famiglia la usa. Ovviamente WhatsApp si aggiunge, non sostituisce, il Blog o l’email.

WhatsApp è un sistema veloce, di facile accesso, tramite il quale scambiarsi informazioni utili ed in tempo reale. Perdita d’acqua in garage? Lampadina, o neon, che non funziona in cantina? L’ascensore ha un problema ma è già stato chiamato il tecnico, così non facciamo doppie o triple telefonate? Ma anche questioni di “sicurezza” … ci sono dei tipi poco raccomandabili nel vano scale? Qualcuno che non conosciamo si aggira con fare poco rassicurante nel cortile? C’è un potenziale pericolo in zona? Qualcosa nei giardini non va? Voglio segnalarlo in tempo reale a beneficio di tutti! invio un messaggio su WhatsApp. Certo, segnalare il problema non lo risolve; ma forse condividerlo può aiutare a farlo …

E’ stato creato un Gruppo WhatsApp denominato “PESCIOLINO’S FRIENDS”; chi (tra gli abitanti del Condominio) lo desidera, su base volontaria, può chiedere di iscriversi. Come? Inviando una richiesta/messaggio all’indirizzo: gliamicidiviadelpesciolino@gmail.com (email). COSA indicare nel messaggio? Il proprio nome, cognome, il numero civico della propria scala e la parola ACCETTO (che presuppone il fatto che chi scrive accetta che il destinatario possa conservare in rubrica i propri riferimenti).

Se sei interessato/a siamo davvero felici di averti coinvolto in questa iniziativa. Se non sei interessato/a grazie di aver letto comunque questo post.





L’Amministratore in giudizio: con o senza autorizzazione dell’Assemblea?

26 11 2014

La Cassazione si esprime nuovamente sulla legittimazione dell’amministratore a stare in giudizio senza autorizzazione dell’assemblea. La sentenza 23/1/2014 n. 1451 (seconda sezione civile) giunge a poca distanza temporale da sezioni unite 6 agosto 2010 n. 18331, che con amplia e dettagliata trattazione aveva posto fine ai contrasti giurisprudenziali preesistenti statuendo il seguente principio di diritto: «L’amministratore di condominio, in base al disposto dell’art. 1131 c.c., può anche costituirsi in giudizio e impugnare la sentenza sfavorevole senza previa autorizzazione a tanto dall’assemblea, ma dovrà, in tal caso, ottenere la necessaria ratifica del suo operato da parte del’assemblea per evitare pronuncia di inammissibilità dell’atto di costituzione ovvero di impugnazione».

In quell’occasione, nel decidere in senso favorevole ad uno dei due orientamenti che sino ad allora si contendevano il campo, le sezioni unite si erano basate su alcuni principi fondamentali in materia di diritto condominiale; primo fra tutti l’attribuzione all’assemblea (e solo ad essa, essendo l’amministratore un mero esecutore privo di poteri decisionali sulla res comune) del potere gestorio (in generale) e quindi (in particolare) della decisione se resistere in giudizio o impugnare la sentenza sfavorevole.

La cassazione, inoltre, aveva ribadito che «la legittimazione passiva generale attribuita all’amministratore dall’art. 1131 c.c. rappresenta solo ed esclusivamente il mezzo procedimentale per il bilanciamento tra l’esigenza di agevolare i terzi e la necessità di tempestiva urgente difesa (onde evitare decadenze e preclusioni) dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio, che deve ritenersi immanente al complessivo assetto normativo condominiale».

In altre parole, la cassazione con la predetta decisione resa a sezioni unite aveva concluso il proprio ragionamento precisando che l’amministratore possa in effetti proporre (ad esempio) appello ad una sentenza sfavorevole al condominio senza preventiva autorizzazione dell’assemblea, ma anche ribadendo che in mancanza di successiva ratifica da parte della stessa assemblea, l’iniziativa dell’amministratore sarebbe divenuta processualmente inammissibile.

A distanza di pochi anni, come detto, la seconda sezione della cassazione ha ripreso mano alla decisione del 2010, ma pur affermando esplicitamente di volerne far proprio l’insegnamento, ha di fatto introdotto un principio totalmente differente da quello affermato dalle sezioni unite.

Con la decisione 1451/2014, infatti, la cassazione dapprima ha sancito che: «in base al disposto degli articoli 1130 e 1131 c.c. l’amministratore di condominio è legittimato ad agire in giudizio per l’esecuzione di una deliberazione assembleare o per resistere in giudizio all’impugnazione della delibera stessa da parte del condomino senza necessità di una specifica autorizzazione assembleare trattandosi di una controversia che rientra nelle sue normali attribuzioni, con la conseguenza che in tali casi egli neppure deve premunirsi di alcuna autorizzazione dell’assemblea per proporre impugnazioni nel caso di soccombenza del condominio», per poi tuttavia precisare di non ritenere tale dictum in contrasto con sezioni unite 2010/18331 in quanto «con la regola esplicata della necessità di autorizzazione assembleare, sia pure in sede di successiva ratifica, ci si voleva riferire espressamente esclusivamente a quei giudizi che esorbitano dai poteri dell’amministratore ai sensi degli articoli 1130 e 1131 c.c.».

A ben vedere, in sostanza, le due decisioni in esame sono chiaramente differenti: la prima (sezioni unite) affermando che qualunque iniziativa giudiziale (senza preclusioni di sorta in base all’oggetto trattato) posta in essere dall’amministratore per essere valida deve necessariamente ricevere l’avallo o preventivo (a mezzo delibera) o successivo (a mezzo ratifica) dell’assemblea di condominio, e la seconda sostenendo invece che l’ approvazione della assemblea sia solo necessaria (cosa che le sezioni unite non hanno detto) con riferimento ai casi di «quei giudizi che esorbitino dai poteri dell’amministratore ai sensi degli articoli 1130 e 1131 c.c.».

La seconda sezione, per meglio dire, si è in effetti uniformata al principio espresso dalle sezioni unite, ma circoscrivendo la validità di tale principio in confini ai quali la decisione del 2010 non aveva fatto alcun riferimento. Si ha l’impressione, in sostanza, che la disputa dottrinaria e giurisprudenziale alla quale si era posto fine nel 2010, sia ora destinata a riemergere. A oggi, pertanto, per evitare di correre rischi di sorta, pare opportuno consigliare all’amministratore di chiedere all’assemblea, in qualunque circostanza, di essere autorizzato a compiere le necessarie iniziative processuali».

[Fonte: IlSole24Ore – Casa24]





Chiarezza sulla disciplina applicabile in caso di infiltrazioni d’acqua tra condomini

25 11 2014

L’ultimo orientamento della Corte di Cassazione fa chiarezza sulla disciplina applicabile in caso di infiltrazioni d’acqua tra condomini. Purtroppo capita spesso che l’appartamento del singolo condomino venga danneggiato da infiltrazioni d’acqua causate dalla rottura di tubazioni condominiali o, in genere, da strutture comuni dell’edificio. A tal proposito è opportuno rammentare che, da un punto di vista normativo, negli edifici in condominio ciascun condomino ha la proprietà esclusiva di uno o più appartamenti e un diritto di comproprietà sulle parti comuni dell’edificio: il suolo in cui sorge, le fondazioni, i muri maestri, il tetto, le scale, il cortile, i locali per la portineria, l’ascensore e via dicendo (articolo 1117 c.c.). Secondo quanto stabilito dal successivo art. 1118 c.c. 1 co., il diritto dei condomini sulle parti comuni dello stabile è proporzionato al valore dell’unità immobiliare di proprietà esclusiva; tale valore, a norma dell’art. 68 disp. Att. C.c., deve essere espresso in millesimi e deve essere contenuto in una tabella allegata al regolamento condominiale. E’ prassi inserire nei regolamenti condominiali una disciplina che stabilisca che ogni condomino è obbligato ad eseguire, nella sua proprietà, quelle riparazioni la cui omissione possa danneggiare gli altri condomini o compromettere la stabilità, la uniformità esteriore e il decoro dell’edificio Il medesimo a richiesta dell’Amministratore e previo avviso, deve altresì consentire che all’interno delle singole proprietà si possa procedere alla riparazione o sostituzione di impianti tecnologici condominiali o parti comuni dell’edificio, nell’interesse del condominio e dei singoli condomini, salvo il diritto di rivalsa dei danni patiti. Nessun condomino, peraltro, può sottrarsi al pagamento del tributo delle spese mediante abbandono o rinuncia alla comproprietà delle cose suddette. Speficicato quanto sopra, allorquando si verificano infiltrazioni d’acqua provenienti da un appartamento, la disciplina da applicare è quella delle parti comuni e che quindi imputa la responsabilità al Condominio. D’altronde, l’immediata reazione del singolo condomino in siffatte situazioni è quella di informare l’Amministratore al fine di potersi rivolgere all’Assicurazione del Condominio per poter richiedere il risarcimento dei danni. Spesso, però, non sono facilmente individuabili le cause delle infiltrazioni verificatesi e ancor più sovente capita che le Assicurazioni si rifiutino di risarcire il danno patito dal singolo Condomino adducendo come motivazione la mancanza di nesso di causalità tra l’evento dannoso verificatosi e, appunto , il danno subito. In poche parole, le Assicurazioni dei Condomini contestano la circostanza che il danno provenga proprio da una mancata manutenzione effettuata dal condominio o, comunque, da elementi facenti parte del Condominio stesso. Si spiega, in tal senso, l’esistenza di molti precedenti giurisprudenziali proprio in tema di infiltrazioni nel condominio. Avere il proprio appartamento danneggiato da infiltrazioni comporta, infatti per il condomino, oltre che un materiale esborso per il ripristino delle parti danneggiate, anche un non indifferente disagio nelle relazioni sociali . Salvo particolari ipotesi, però, è proprio il Condominio che è tenuto al risarcimento del danno, intendendosi per tale, preliminarmente, il dovere di provvedere immediatamente ad eseguire i lavori di ripristino, oltre al pagamento degli arredi, delle suppellettili e dei rivestimenti. Il Condominio è tenuto alla manutenzione e custodia delle parti e degli impianti comuni dell’edificio tanto che il singolo Condomino, ponendosi come terzo nei confronti del Condominio stesso, può agire contro quest’ultimo per il risarcimento dei danni sofferti per il cattivo funzionamento di un impianto comune o per la difettosità di parti comuni dell’edificio,dalle quali provengono le infiltrazioni d’acqua pregiudizievoli per gli ambienti di sua proprietà esclusiva. Di recente, e questo è quanto in particolar modo vuol essere portato all’attenzione dei nostri Associati, è in materia intervenuta la seconda sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n° 6128/2012 che chiarisce: “..quando si verificano infiltrazioni d’acqua in un appartamento che provengono dall’intercapedine tra due edifici che non è stata mai soggetta a manutenzione, il condominio deve risarcire il proprietario di tutti i danni, compresi i costi che il danneggiato abbia dovuto sostenere per prendere in affitto, sia pur temporaneamente, una nuova abitazione, risultando la sua abitazione momentaneamente inservibile.” I Giudici della Suprema Corte aggiungono, inoltre , che il condominio avrebbe dovuto rendere ispezionabile ed accessibile lo spazio facente parte dell’ommobile posto tra i due fabbricati, per poter evitare il ristagno di acqua che vi si verificava, con conseguente ed inevitabile loro deflusso verso la proprietà limitrofa; nel caso di specie, infatti, gli inconvenienti che avevano portato alla risalita di umidità nell’immobile oggetto della controversia che ha portato alla decisione dianzi menzionata, erano del tutto cessati dopo i lavori di impermeabilizzazione, areazione e canalizzazione che erano successivamente stati eseguiti in quell’intercapedine. Non è importante, quindi, che lo spazio di intercapedine sia di proprietà esclusiva se il condominio non ha provveduto alla manutenzione necessaria. In relazione alla quantificazione relativa al risarcimento danni, la Corte di Cassazinone, con la succitata pronuncia del luglio 2012, ha altresì riconosciuto non solo il diritto al rimborso delle spese risultanti dalle fatture per le opere necessarie a riparare i danni provocati da infiltrazioni, ma anche il rimborso dei canoni di locazione pagati per affittare un alloggio temporaneo da parte dei condomini danneggiati durante il periodo dei lavori. L’appartamento, del resto, era stato reso interamente inabitabile (come spesso accade) a causa dell’umidità che si era diffusa anche in ambienti non strettamente interessati dalle infiltrazioni. Alla luce di questo recentissimo orientamento della Corte di Cassazione, sarebe quindi auspicabile che i condomini adottassero una costante manutenzione delle parti comuni.

[Fonte: Avv. FRANCESCA URSOLEO – Consulente Legale UPPI Bologna]
(http://www.uppi-bologna.it/)





Il risarcimento dei danni da infiltrazione nei condomini

24 11 2014

Il problema delle infiltrazioni d’acqua e dei conseguenti danni alle pareti, soffitti, mobili, parquet etc. è uno dei problemi che maggiormente interessa sia le parti comuni del condominio sia le singole unità immobiliari costituenti gli edifici in condominio.

Le domande ricorrenti in presenza di danni da infiltrazioni nel condominio sono: di chi è la colpa? Quali sono le responsabilità dei vari soggetti coinvolti? Come accertare le cause delle infiltrazioni d’acqua nel condominio? Chi paga i danni da infiltrazioni? Quali sono le competenze risarcitorie dell’assicurazione condominiale? Per comprendere di chi è la colpa delle infiltrazioni d’acqua e chi è il responsabile del danno da esse cagionato è bene ricordare una regola generale ovvero: è sempre il proprietario della cosa da cui proviene la causa del danno ad esserne il responsabile. Si tratta della forma di responsabilità definita “oggettiva” regolata dalla applicazione dell’art. 2051 c.c. dal titolo “Danni da cose in custodia”. In altre parole il custode di un bene è a priori ritenuto il responsabile dei danni da esso cagionati e per liberarsi dalla presunzione di responsabilità per il danno cagionato a terzi dal bene da lui custodito, deve lui stesso provare che esso si è verificato per caso fortuito e che questo gli ha impedito di prevenire il verificarsi dell’evento dannoso o anche che gli ha impedito di ridurre le conseguenze in merito al danno cagionato a terzi. Se il custode non è in grado di dimostrare è stato il caso fortuito ad aver cagionato il danno egli deve rispondere per intero od almeno per la parte se non ha messo in atto le azioni necessarie per evitare o ridurre i danni cagionati (Cass. N. 5007/96; Cass. n. 5539/97, Trib. Bari 11 novembre 2010 n. 3360). Dopo aver doverosamente enunciato il principio giuridico generale torniamo al problema del danno da infiltrazioni d’acqua nel condominio il responsabile dei danni da infiltrazione d’acqua è, a seconda della provenienza dell’infiltrazione stessa, individuabile: nell’insieme condominiale, se il fenomeno di infiltrazione proveniente da parti comuni del condominio, o nel singolo condomino proprietario dell’unità immobiliare da cui è accertata la provenienza delle perdite o infiltrazioni d’acqua.
Cosa fare in caso di infiltrazioni d’acqua in un condominio Vediamo quali passi promuovere per risolvere il problema del risarcimento del danno da infiltrazioni in un condominio elencandole in ordine sequenziale a partire dai meno onerosi: Se si presume a priori che il danno da infiltrazioni d’acqua sia dovuto a lavori mal eseguiti da un impresa edile, ci si può limitare a constare il fatto all’impresa esecutrice invitandola ad intervenire per eliminare la causa delle infiltrazioni rifacendo a regola d’arte il suo lavoro, e di risarcire gli eventuali danni già subiti. Per far questo è sufficiente inviare entro dieci giorni dalla scoperta del danno una raccomandata AR all’impresa. Se le cause delle infiltrazioni non sono più che certe, o se chi si presume sia il responsabile del danno per lavori mal eseguiti o se il custode del bene responsabile della mancata custodia, si oppongono o fanno resistenza in merito al risarcimento del danno da infiltrazione, è necessario richiedere una perizia infiltrazioni d’acqua ad un perito tecnico abilitato (ad es un ingegnere od un architetto) e procedere o invitando le parti ad una perizia congiunta o inviando ad esse la perizia già stilata dal tecnico. Se i tentativi stragiudiziali sopra riportati non ottengono alcun risultato è ora necessario tentare la nuova via della mediazione civile portando la discussione della questione presso un apposito Organismo di Mediazione.
La mediazione non è ancora una vera e propria lite giudiziaria, ha il vantaggio di costare poco ed è efficace nell’80% dei casi, evita tempi lunghi e non logora i rapporti tra le parti. Trattandosi il problema delle infiltrazioni di un argomentazione tecnica è bene farsi assistere in questa fase di mediazione da un perito esperto sia di questioni tecniche sia di mediazione civile. Il perito potrebbe esser lo stesso che ha già stilato la perizia sulle infiltrazioni d’acqua usata nei punti precedenti. Falliti i tentativi su riportati per l’ottenimento del risarcimento dei danni da infiltrazione non resta che portare la questione direttamente nelle aule giudiziarie tramite la richiesta di espletamento di un ATP (Accertamento Tecnico Preventivo) o consulenza tecnica preventiva (ex art. 696 c.p.c.) o meglio ancora di una consulenza tecnica preventiva ai fini del componimento bonario della lite (ex art. 696-bis c.p.c.).
Mentre per le precedenti fasi può non esser necessario avvalersi di un avvocato, per la richiesta in tribunale di un ATP è necessario sia avere un proprio avvocato (Consulente legale) sia aver un pripio CTP (Consulente Tecnico di Parte). IMPORTANTE: al fine di poter correttamente avviare la richiesta di risarcimento del danno da infiltrazioni d’acqua, per i condomini che ne sono dotati (non essendo un adempimento obbligatorio), è opportuno coinvolgere nelle varie operazioni peritali l’assicurazione condominiale (e/o quella del singolo condomino) al fine di vedersi manlevati dall’onere risarcitorio del danno conseguente alle infiltrazioni d’acqua.
Che cosa accade se nonostante le rimostranze del danneggiato e dell’assicurato, la compagnia assicurativa non intende rifondere il danno subito. La risposta è molto semplice: chi intende ottenere il risarcimento del danno conseguente alle infiltrazioni può sempre agire nei confronti del proprietario del bene dal quale provengono le infiltrazioni che resta sempre l’ultimo responsabile dei danni dallo stesso cagionati.
Non sempre le cause e/o la provenienza delle infiltrazioni d’acqua sono chiaramente individuabili per questo possono essere utili strumenti come le termografie o le videoispezioni edili Dunque dovrà agire nei confronti del condominio se le infiltrazioni provengono da parti comuni come il tetto, i terrazzi, i latrici solari, cortili ecc. o contro il singolo condomino se la proprietà e del singolo. Saranno quest’ultimi, poi, a dover chiamare in causa eventualmente la propria compagnia assicurativa per vedersi garantiti circa il risarcimento del danno da infiltrazione d’acqua.
Si riporta infine una sentenza della Corte di Cassazione con la quale si stabilisce che è di proprietà condominiale anche il raccordo tra la colonna verticale e le tubazioni dei singoli condomini Con sentenza n. 778 depositata il 19 gennaio 2012, la seconda sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà dei tubi di scarico dei singoli condomini è limitata fino al punto del loro raccordo con l’innesto nella colonna verticale. Pertanto in caso di infiltrazioni, la proprietà della braga di raccordo è del condominio data la sua funzione prevalente di raccordo senza cui il funzionamento della colonna verticale sarebbe venuto meno.

Se è rotta la braga, dunque, il condominio deve risarcire i danni derivanti dalle infiltrazioni.

[Fonte: Avv. MARIA BEATRICE BERTI – Delegazione UPPI IMOLA]

(http://www.uppi-bologna.it/)