Rumori in condominio e disturbo della quiete pubblica: facciamo chiarezza …

15 02 2016

Chi, abitando in un condominio, non si è mai lamentato dei rumori del vicino?

Un cane che abbaia, i bambini che urlano, una coppia troppo “focosa” (sesso rumoroso), le cene che si protraggono fino a tarda notte … Esperienze purtroppo comuni.

Cosa si può fare (DI PRATICO) quando i rumori provocati un condòmino disturbano la quiete degli altri? Ne avevamo già parlato in questo post; le indicazioni, in via generale, restano valide.

Clicca qui per leggere il post Cosa fare quando i rumori provocati da alcuni condòmini disturbano la quiete degli altri?

E’ comunque sempre possibile un’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative.

Perché possa anche invocarsi il reato di disturbo alla quiete pubblica (Art. 659 c .p. “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”) non è sufficiente il superamento della soglia della tollerabilità, ma è necessario che il frastuono si propaghi in modo tale da disturbare una più persone e non un singolo condomino.

Questo è quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza (Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n.49983/15; depositata il 18 dicembre 2015). Ad esempio, se il rumore disturba esclusivamente il vicino, perché percepibile solo da lui, allora non c’è alcun reato. Viceversa, se il rumore si propaga anche agli altri appartamenti confinanti, sino a raggiungere un gruppo indeterminato di persone, allora si può sporgere querela.

Per far scattare il reato non è necessario che a lamentarsi siano tutte le persone molestate – presentando la querela o una “raccolta firme” – ma ben potrebbe essere che a sporgere la denuncia sia una sola: quel che conta, infatti, è la potenzialità del rumore a disturbare una pluralità indeterminata di soggetti. Secondo la Cassazione il reato in questione non si configura se il disturbo del riposo o delle occupazioni si riversa soltanto su una persona, a nulla rilevando l’elevata frequenza e/o l’intollerabilità dei rumori o degli schiamazzi prodotti. Il soggetto passivo del reato in esame deve necessariamente essere individuato in una pluralità di soggetti. Né potrebbe essere altrimenti atteso che il bene giuridico protetto dalla norma è la quiete pubblica e non la tranquillità di un singolo soggetto.

Un esempio. Il caso in esame, oggetto della sentenza della Cassazione , si presta ad una valutazione esemplificativa. Si pensi all’ipotesi di un condòmino particolarmente maleducato che, con continui schiamazzi ed altri rumori (sbattendo sedie, trascinando mobili, battendo tappeti sulla ringhiera dei balconi, ecc.), disturbi il riposo e le occupazioni delle persone. Ebbene, anche qualora tale circostanza dovesse risultare vera, se dovesse emergere, nel corso del processo, che il disturbo del riposo è stato unidirezionale, nel senso che a doverlo subire è stato solo il vicino del piano di sotto o anche, insieme a questi, altri proprietari confinanti con l’appartamento del condomino in questione (quello del piano di sopra, i dirimpettai, ecc.) non si avrebbe alcun reato. Se, invece, il rumore viene percepito anche per la strada e negli appartamenti dei palazzi limitrofi (si pensi a uno stereo particolarmente alto, al rumore degli amplificatori di una band che suona in un garage), allora il reato è conclamato.

Chi querela non deve temere, in linea di massima, una controquerela per calunnia se non ha la certezza dell’estensione dei rumori: infatti, solo la consapevolezza di incolpare qualcuno di un fatto non vero è fonte di autonoma responsabilità penale.

[Fonte: LaLeggePerTutti.it]

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Al via il restiling delle piste ciclabili nel quartiere 5 (Firenze)

4 02 2016

empoli_pista_ciclabile4Buone notizie per tutti i ciclisti. L’amministazione Comunale darà il via, a partire dal prossimo mese di aprile 2016, ai cantieri per la riqualificazione di alcuni percorsi ciclabili (già esistenti) anche nel quartiere 5, in particolare i tratti di via dei Vespucci e viale Guidoni-via Maddalena. (questo il Comunicato stampa del Comune di Firenze, clicca qui per visualizzarlo).

Più nel dettaglio, l’intervento relativo a via dei Vespucci riguarda il percorso promiscuo pedonale e ciclabile nel tratto compreso tra via Baracca e via San Biagio a Petriolo. Il progetto prevede la sistemazione della pavimentazione (con trattamento di depolverizzazione superficiale) e la risoluzione dei problemi di raccolta delle acque e affioramento delle radici.

Per quanto riguarda l’intervento in viale Guidoni-via Maddalena è presta la collocazione di asfalto colorato rosso, con un allargamento del marciapiede all’angolo tra via Maddalena e viale Guidoni, per realizzare il tratto di percorso mancante. Inoltre verrà collegata la pista di viale Guidoni con il percorso pedonale e ciclabile di via Forlanini procedendo all’asfaltatura con bitume rosso nei tratti mancanti.

La prossima estate, quindi, tutti in bicicletta … 😉

P.S. Per chi fosse interessato, ecco l’elenco delle piste ciclabili nella nostra città di Firenze (clicca qui per visualizzarlo)

 





Via Pistoiese, come cambia (cambierà) la viabilità – Delibera ed elaborati tecnici

25 01 2016

La Giunta del Comune di Firenze, nell’ambito del Progetto David per la sicurezza stradale, il 31 dicembre 2015 (delibera 2015/G/00564, proposta 2015/00740), ha approvato una serie di interventi di razionalizzazione e fluidificazione del traffico urbano con particolare riguardo a via Pistoiese. Ne avevamo già dato notizia, sul Blog, in quest’articolo (clicca qui per visualizzarlo).

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Sul sito del Comune di Firenze è adesso disponibile tutta la documentazione, inclusi gli elaborati tecnici, liberamente consultabile:

Come indicato in delibera, il costo totale degli interventi relativi alla modifica della viabilità ammonta a 1.083.068,84€. L’effettiva realizzazione dovrebbe avvenire in 32 settimane (equivalenti ad 8 mesi) dall’inizio lavori, data al momento non conosciuta.

Qui sotto alcune immagini dei principali incroci di via Pistoiese oggetto delle modifiche alla viabilità, così come appaiono – a lavori ultimati – negli elaborati allegati alla delibera sopra richiamata.

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Via Pistoiese, come cambia (cambierà) la viabilità

11 01 2016

La giunta comunale, nell’ambito del Progetto David per la sicurezza stradale, ha approvato una serie di interventi di razionalizzazione e fluidificazione del traffico urbano con particolare riguardo a via Pistoiese (per cui è stato varato il progetto più impegnativo): il progetto prevede una complessiva riorganizzazione della circolazione del tratto di via Pistoiese che va dalla rotatoria sotto il cavalcavia dell’Autostrada A1 a via del Pesciolino e scaturisce dalla constatazione che le problematiche di sicurezza sono legate soprattutto alle immissioni dalle strade laterali, dalle svolte a sinistra verso le stesse e dall’eccessiva velocità (soprattutto degli scooter).

Per quanto riguarda la riduzione della velocità, si prevede il restringimento delle corsie di marcia e il disallineamento di via Pistoiese con l’inserimento di una terza corsia al centro della carreggiata (della larghezza di 3 metri) a disposizione, alternativamente, della direzione verso centro città e verso Campi Bisenzio. La terza corsia funzionerà anche, in corrispondenza delle intersezioni semaforizzate, come corsia di accumulo per la svolta a sinistra. All’altezza di tre incroci è anche prevista una sopraelevazione rispetto alla quota della strada, ravvivata ulteriormente da una pavimentazione rossa visibili anche da lontano.

Un altro punto, come già detto, riguarda l’eliminazione delle svolte in sinistra in uscita da via Pistoiese e in immissione sulla stessa da accessi laterali o incroci. Le manovre di svolta a sinistra saranno concentrate e consentite solo nelle tre intersezioni semaforizzate di via Campania, via Umbria e via Golubovich, in modo da evitare la conflittualità tra i diversi flussi di veicoli. A questo scopo sarà realizzato uno spartitraffico sormontabile lungo tutto il tracciato di via Pistoiese, destinato anche a scoraggiare l’abitudine degli utenti delle due ruote di invadere la corsia di marcia opposta viaggiando contromano, causa questa di gran parte degli incidenti avvenuti in passato. Le altre svolte a sinistra in uscita da via Pistoiese vengono invece modificate in svolte a destra, immettendo il traffico nella viabilità locale parallela del quartiere e arrivando così alla più vicina intersezione regolata da semaforo.

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Anche la sosta sarà oggetto di un intervento di regolamentazione con l’obiettivo di ridurre il disturbo causato dalle manovre di immissione/uscita dal parcheggio sul traffico. Per questo la sosta laterale sarà consentita solo nei tratti in cui via Pistoiese è a due corsie o comunque larga abbastanza da consentire le manovre senza creare problemi.

Il progetto prevede inoltre la riqualificazione degli impianti di illuminazione pubblica in modo da evidenziare gli attraversamenti pedonali rialzati e le intersezioni rialzate.

Per approfondimenti, questo il comunicato stampa del Comune di Firenze (clicca qui) e questo, invece, un articolo di Repubblica Firenze (clicca qui).





Gli imprevisti e le emergenze si gestiscono meglio con il «Consiglio di Condominio»

21 09 2015

Durante l’estate in condominio le attività non si fermano. Non soltanto vi è da curare,
come sempre, l’erogazione delle spese, l’osservanza del regolamento, la tutela delle
parti comuni e la gestione dei servizi condominiali, ma si presentano specifiche
situazioni connesse alla stagione e alle sue caratteristiche.

Così, ad esempio, molti interventi sulle parti comuni (in particolare quelli che
riguardano i tetti e le coperture) devono, necessariamente, essere eseguiti nel periodo
estivo per evitare che le piogge o altri imprevisti metereologici possano comprometterne
la corretta esecuzione e i risultati.

Inoltre, l’apertura delle finestre imposta dal clima più caldo può accentuare i problemi
legati a immissioni di rumore (magari durante feste svolte sui terrazzi) e/o di fumi e
odori (a causa di inopportune grigliate).

Infine, gli appartamenti lasciati vuoti dai loro occupanti, che sono andati in ferie,
possono attirare i ladri, spesso facilitati dalle finestre aperte, e, quindi, se sono anche
presenti ponteggi per l’esecuzione di interventi di manutenzione in facciata o sulla
copertura, si possono verificare furti, rispetto a cui le sentenze hanno attribuito la
responsabilità, oltre che all’impresa esecutrice, anche al condominio, ai sensi dell’articolo
2051 del Codice civile, per l’insufficente controllo sulle parti comuni oggetti dei lavori e
di cui esso è custode.

Quindi, in sostanza, durante il periodo feriale, vi possono essere eventi imprevisti che
richiedono un intervento immediato, e anche se l’amministratore si è diligentemente
organizzato, cercando di prevenire le emergenze e lasciando i propri recapiti, a volte è
necessaria una presenza fisica e concreta per risolvere i problemi insorti e tutelare gli
interessi comuni.

Proprio per questo, nel Regolamento di molti condominii è previsto il “Consiglio di
Condominio” deputato, da un lato, ad affiancare e coadiuvare l’Amministratore nelle
decisioni per le quali non vi è il tempo sufficiente a convocare l’assemblea, e, dall’altro,
a risolvere i problemi più urgenti e/o di minor rilievo.

Tale organo, che, prima della riforma, era previsto esclusivamente dai singoli
regolamenti, e, spesso, quindi, disciplinato in modo diverso da un condominio all’altro,
ora, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge 220/2012, è espressamente
menzionato dall’ultimo comma dell’articolo 1130 bis del codice civile, il quale prevede
che «l’assemblea può anche nominare, oltre all’amministratore, un consiglio di
condominio composto da almeno tre condomini negli edifici di almeno dodici unità
immobiliari» il quale «ha funzioni consultive e di controllo».

Insomma, il condominio che non lo ha dovrebbe proprio istituirlo, anche in assenza di
una previsione del regolamento condominiale. Infatti, sono proprio i consiglieri che,
durante il periodo feriale, mantengono i contatti con l’amministratore, sostituendolo per
le necessità più urgenti.

(Fonte, IlSole24Ore)





Le prestazioni lavorative dei condòmini, la buona volontà ed il desiderio di «dare una mano» vanno utilizzati con (molta!) cautela

18 09 2015

Luisa, casalinga, si offre come volontaria per pulire le scale del condominio in cui abita. Giuseppe, idraulico in pensione, si propone per occuparsi della manutenzione dell’autoclave. Claudio, famoso “pollice verde” del quartiere, si taglia l’erba e si occupa della manutenzione con regolarità degli spazi verdi condominiali. I nomi sono di fantasia, le situazioni sono reali: non è raro, infatti, che un condòmino si assuma una responsabilità di questo genere. Sono iniziative prese in buona fede, che consentono di risparmiare sui costi, evitando la necessità, per il condominio, di ricorrere a professionalità esterne. Tali azioni però creano rapporti giuridici con rispettive obbligazioni, espongono chi opera a dei rischi e non possono essere svolte a titolo gratuito. Si tratta, infatti, di vere e proprie prestazioni di lavoro che, come tali, vanno disciplinate e remunerate, pena la possibilità di essere equiparate al “lavoro nero”.

E se Luisa, Giuseppe o Claudio si fanno male mentre puliscono le scale, revisionano l’autoclave, tagliano l’erba? In tale situazione, potrebbe verificarsi l’intervento di un ispettore dell’Inail, che appurerebbe subito il configurarsi di lavoro sommerso, con le rispettive, salate, maxi sanzioni.
Alla sanzione, andrà aggiunta anche la spesa per l’infortunio: l’Inail adotta infatti il principio “dell’ automaticità delle prestazioni”, che consiste nel diritto alle prestazioni economiche da parte dell’Istituto, anche se il lavoratore si trova in una situazione di “illegalità”, come potrebbe palesarsi; l’Istituto, successivamente, si rivarrà sul condominio/datore di lavoro, se quest’ultimo sarà ritenuto penalmente e civilmente responsabile, per il fatto di aver determinato l’infortunio. Si deduce quanto sia rischioso accettare che un condomino si proponga per svolgere gratuitamente un compito nell’abitazione.

Nemmeno la proposta di Simone che, in tempo di crisi, si rende disponibile per eseguire dei lavori di tinteggiatura dei vani scale in cambio dell’esonero (o decurtazione) del pagamento della sua quota di spese condominiali, può essere presa in considerazione. Il legislatore ha più volte ribadito che alla prestazione lavorativa deve corrispondere una contropartita (articolo 36 della Costituzione: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa»). Lavoro = contropartita. Lo stesso concetto si ritrova nell’articolo 2094 del Codice civile, intitolato al lavoro subordinato: «È prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa». Infine, dalla lettura della legge Biagi in merito a questo concetto, si evince che: «Ogni attività umana che crea ricchezza a favore di un soggetto terzo deve trovare giustificazione, in linea di principio, in una controprestazione. Tale controprestazione è denominata retribuzione per le prestazioni di lavoro dipendente; corrispettivo per le prestazioni di lavoro autonomo. In entrambi i casi, l’obbligo di una controprestazione rappresenta il profilo di onerosità dei rapporti di lavoro».

(Fonte, IlSole24Ore)





Le vie di accesso al condominio sono sacro, il Comune deve tutelarle anche installando (se necessario) paletti dissuasori

17 09 2015

Se i condòmini di un caseggiato che si affaccia sulla pubblica via, agendo a tutela del proprio diritto al libero accesso al fabbricato, chiedono all’amministrazione comunale l’installazione di paletti dissuasori per impedire la sosta indiscriminata di veicoli privati, il Comune è tenuto ad adottare le misure concretamente richieste. L’amministrazione comunale ha infatti un obbligo di vigilanza sulle strade di cui è proprietaria (oltre che sulle relative pertinenze, come i marciapiedi destinati al transito dei pedoni), delle quali deve garantire la destinazione pubblica ed il pacifico utilizzo da parte degli utenti, nel rispetto delle disposizioni del codice della strada ex D.Lgs. n. 285/1992 e del regolamento esecutivo ed attuativo di cui al D.P.R. n. 495/1992.

È questo il principio affermato dalla sentenza del Tar Napoli 4280/2015, depositata il 2 settembre.

L’antefatto. I condòmini di un caseggiato, al fine di impedire la sosta indiscriminata, diurna e notturna, di autoveicoli privati che ostacolavano le manovre carrabili di accesso e uscita dall’edificio, richiedevano all’amministrazione comunale di installare paletti dissuasori e segnaletica orizzontale con divieto di sosta nel tratto antistante il portone del caseggiato. Anche la polizia municipale constatava il disagio per i residenti e richiedeva al comune la messa in opera di paletti o, in alternativa, l’apposizione di segnaletica verticale di divieto di sosta. L’autorità comunale, però, rimaneva totalmente inerte. Di conseguenza i condomini si vedevano costretti a impugnare il silenzio–rifiuto davanti al Tar Napoli, cui chiedevano la condanna dell’amministrazione comunale ad assumere una decisione, con richiesta di nomina di un commissario ad acta in caso di perdurante inerzia. Il Tar Napoli ha dichiarato l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune che, dopo la diffida della collettività condominiale, avrebbe dovuto pronunciarsi in merito al problema. Come hanno notato i giudici amministrativi, infatti, spetta all’amministrazione vigilare sulle strade di cui è proprietaria (oltre che sulle relative pertinenze, come i marciapiedi destinati al transito dei pedoni), dei quali deve garantire la destinazione pubblica ed il corretto utilizzo da parte degli utenti. Di conseguenza, rientra certamente nella competenza del comune proprietario della strada, l’apposizione e la manutenzione della segnaletica stradale e l’installazione di paletti con funzione di dissuasione alla sosta dei veicoli privati (che devono però essere autorizzati dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e posti in opera previa ordinanza comunale). Alla luce di queste considerazioni, il Tar ha accolto il ricorso e condannato il Comune a pronunciarsi espressamente sull’istanza dei condomini con un provvedimento motivato (entro e non oltre giorni 30 dalla comunicazione o dalla notificazione della sentenza). In ogni caso, nella stessa sentenza è stato nominato un commissario ad acta che, in caso di perdurante inerzia dell’autorità comunale, provvederà entro i successivi 30 giorni a trovare una soluzione (previa presentazione di apposita nuova istanza dei condomini).

(fonte IlSole24Ore, CasaeClima)